29 maggio 2026
A buon rendere Novità

Intelligenza artificiale e investimenti: un aiuto o un rischio?

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Sempre più persone chiedono consigli d'investimento all’intelligenza artificiale (IA), spesso senza avere piena consapevolezza dei rischi che tutto questo può comportare.

Secondo uno degli ultimi sondaggi “Retail Investor Beat” di eToro, condotto su 11mila investitori retail di tredici Paesi tra cui l'Italia, il 53% considera già l'IA la nuova frontiera degli investimenti, con il 13% che la usa attivamente e un altro 40% che ha intenzione di farlo a breve.

In questo articolo vedremo quindi cosa sa fare bene l’IA quando si parla di investimenti, e cosa invece, almeno per ora, non sa fare. Alla fine, troverai anche tre regole pratiche per usarla con criterio, senza rischiare di fare danni ai tuoi risparmi.


Cosa l’IA sa fare

Quando chiedi all’IA di consigliarti sui tuoi investimenti è un po’ come usare Google Maps per raggiungere una destinazione che non conosci. Quando imposti una meta, qualunque essa sia, Maps trova sempre un percorso per arrivarci, non giudica il luogo in cui vuoi andare e non si stanca mai di ricalcolare il tragitto. Con l’IA è uguale: le fai una domanda e lei ti dà una risposta, senza fermarsi a valutare se quello che vuoi fare sia sensato o rischioso, se sia davvero coerente con i tuoi obiettivi o il tuo profilo di rischio, limitandosi a portarti verso la destinazione - finanziaria - che hai indicato. Per questo, prima di affidarle i tuoi risparmi, vale la pena capire in cosa può aiutarti e in cosa no. Partiamo da quello che l’IA sa fare bene.

1. Abbassa le barriere del linguaggio finanziario

Fino a qualche anno fa, per capire come funzionasse un certo prodotto finanziario, dovevi cercare la documentazione informativa e leggere decine di pagine scritte in un linguaggio che sembrava progettato apposta per scoraggiare chiunque non avesse una laurea in economia o parlare per ore con un consulente finanziario. Adesso, invece, capire come funziona un fondo, qual è la differenza tra un’obbligazione e un certificato cash collect, o come avviare un piano di accumulo di capitale, è diventato molto più semplice, basta fare una domanda all’IA per avere una prima spiegazione.


2. È veloce nell’elaborare le informazioni

Se fai una domanda all’IA bastano pochi secondi per avere una risposta su cui tu avresti magari dedicato due giorni di ricerche. Questo torna utile soprattutto in due situazioni: quando vuoi capire rapidamente cosa sta succedendo sui mercati e come queste cose possano impattare il tuo portafoglio o quando ti stai preparando a un incontro con il tuo consulente e vuoi arrivare all’appuntamento preparato e con qualche domanda sensata. In entrambi i casi l’intelligenza artificiale ti fa risparmiare tempo.


3. Può aiutarti a metterti in discussione (ma solo se glielo chiedi)

Tutti noi, quando prendiamo decisioni finanziarie, siamo influenzati dai nostri bias, cioè scorciatoie mentali che il cervello adotta per prendere decisioni rapide. Uno dei più comuni è il bias di ancoraggio: ti aggrappi alla prima informazione che hai sentito e non la metti più in discussione, tipo dare per scontato che le obbligazioni siano sempre investimenti sicuri, senza considerare che tra un BTP a due anni e un'obbligazione societaria a vent'anni la differenza di rischio cambia completamente. Un altro bias è l'effetto gregge, quello che ti spinge a comprare criptovalute solo perché lo hanno fatto tutti i tuoi colleghi o amici.

L'IA può servirti a riconoscere e, di conseguenza, evitare questi bias. Prova a chiederle di smontare la tua tesi d'investimento o di elencare i rischi che stai sottovalutando, se la usi come strumento di confronto potrebbe aiutarti a prendere decisioni più ponderate.


Cosa l’IA non sa ancora fare bene

Fin qui il navigatore ha fatto il suo lavoro. Ma, esattamente come succede con Google Maps, che nel calcolare il percorso più veloce a volte ti fa passare dentro una ZTL attiva con il risultato di beccarti una multa da 80 euro, anche l’IA può portarti fuori strada. Può succedere perché le informazioni su cui si basa non sono sempre aggiornate, perché può interpretare male il contesto della tua domanda o perché non conosce la tua situazione personale, reddituale e patrimoniale. Ci sono quindi diverse cose che l’intelligenza artificiale, almeno per ora, non sa fare bene, soprattutto quando si parla di investimenti. Quindi prima di seguire alla lettera tutti i suoi consigli capiamo quali sono i suoi limiti principali.

1. L’IA non ti conosce e risponde solo ai tuoi input

Pensa a tutte le cose che determinano se un investimento è adatto a te: ad esempio, quanti anni hai, se hai un mutuo da pagare ogni mese, se hai figli a carico, se tra tre anni ti serve quel denaro per comprare casa, se aspetti la liquidazione del TFR e se sei il tipo che di notte non dorme se vede il portafoglio in negativo. Nelle sue risposte, un’intelligenza artificiale può tener conto di tutte queste informazioni, ma solo se gliele dai tu. Per questo motivo, le risposte dell’IA non possono essere considerate raccomandazioni personalizzate.

La qualità della risposta dell’IA dipende interamente dalle informazioni che le fornisci: se parti da presupposti sbagliati, se stai sottovalutando dei rischi o se la tua strategia d’investimento non è adatta alla tua situazione personale, è difficile che l'IA te lo dica, a meno che tu non glielo chieda.

Un consulente finanziario, invece, prima di consigliarti qualsiasi cosa, è obbligato per legge a raccogliere una serie di informazioni su di te. È impossibile che un consulente ti consigli un prodotto finanziario senza sapere che ogni mese hai €800 di rata del mutuo da pagare. Inoltre, un professionista può correggerti o contraddirti, se pensa che tu stia sbagliando qualcosa, ad esempio se ti ostini a voler comprare un prodotto che non è adatto al tuo profilo di rischio. Anzi, non solo può, deve farlo!


2. L’IA è sempre sicura di sé (anche quando sbaglia)

L'IA risponde sempre in modo articolato, usa i termini giusti, cita dati e percentuali e lo fa con la stessa sicurezza sia quando ha ragione, sia quando sta sbagliando. È il fenomeno delle cosiddette "allucinazioni": risposte plausibili, ben strutturate, dal tono sicuro, ma completamente sbagliate.

Questo fenomeno può verificarsi per due ragioni: la prima è che alla base dei sistemi di intelligenza artificiale c’è un modello statistico che cerca di prevedere la risposta più plausibile che una persona umana darebbe alla domanda posta dall’utente. Ci sono situazioni in cui questo modello statistico, se non sa come rispondere, potrebbe tirare a indovinare, perché così facendo ha maggiori probabilità di trovare una risposta soddisfacente per l’utente, rispetto ad ammettere che non sa rispondere. È lo stesso principio per cui, in un test a crocette, se tiri a indovinare hai comunque una probabilità di azzeccare la risposta, mentre se lasci in bianco sei sicuro di aver sbagliato.

Questa è una spiegazione molto semplificata. Se ti interessa approfondire l’argomento, OpenAI (l’azienda che ha creato ChatGPT) ha scritto un bell’articolo sul suo sito, dal titolo Why language models hallucinate.

La seconda ragione per cui l’IA potrebbe fornire delle informazioni sbagliate è che semplicemente le stia riportando da una fonte non attendibile online. In linea di principio, l’intelligenza artificiale non è in grado di distinguere una fonte autorevole da una che non lo è.

Naturalmente, anche un consulente umano può sbagliare, ed è possibile – anche se improbabile – che si informi su fonti discutibili. Però, quando un consulente non è sicuro di qualcosa, te lo dice e, soprattutto, un consulente ha sicuramente accesso a fonti di informazioni certificate fornite dalla banca o dalla rete di consulenza a cui si appoggia.


3 regole per usare l’IA consapevolmente

Siamo quasi arrivati a destinazione. L’IA è uno strumento potente, ma come abbiamo visto, seguire le sue indicazioni alla cieca senza metterle in discussione, senza chiederle di ragionare insieme a te e senza darle abbastanza contesto su chi sei, non è una buona idea, considerati i suoi limiti strutturali. La differenza tra usarla bene e usarla male sta soprattutto nel modo in cui la si approccia, quindi, prima di chiudere la navigazione, tieni a mente queste tre regole per farne un uso più consapevole:

  1. Non fermarti alla prima risposta. Quando interagisci con l’IA e le chiedi informazioni sui tuoi investimenti, falle tante domande. Parti anche con una domanda vaga, per non “incanalare” la conversazione nei binari sbagliati, ma poi continua a fare domande per ricevere risposte sempre più precise. Chiedi all’IA di approfondire parti delle sue risposte precedenti, o di chiarire risposte apparentemente contradditorie. Questo è il modo migliore per ridurre il rischio di risposte inesatte o fuorvianti
  2. Dai all’IA più contesto possibile: più informazioni le dai su di te, su quello di cui hai bisogno e sulla tua situazione, più utili saranno le risposte che riceverai.
  3. Ricordati che l'IA non è una fonte diretta e verificata di informazioni, ma uno strumento per raccogliere e rielaborare velocemente informazioni provenienti da tantissime fonti diverse, senza doverle spulciare tu manualmente. Controlla sempre quali fonti l’IA ha usato per darti le informazioni che ti ha dato, soprattutto se le hai chiesto dei dati puntuali (ad esempio qual è il rendimento dei BTP decennali oggi). Se la risposta dell’IA non riporta le fonti, chiedigliele esplicitamente con un’altra domanda.

L’IA può essere un supporto utile, ma non sostituisce il confronto con un consulente finanziario, che è in grado di valutare la tua situazione nel suo complesso e offrirti indicazioni personalizzate. Prendere decisioni di investimento efficaci usando l’IA richiede comunque molto lavoro da parte tua (fare tante domande, dare tante informazioni) e soprattutto richiede un certo grado di giudizio (ad esempio, la capacità di riconoscere una fonte autorevole).

Il consiglio è quello di usare l’IA come assistente per prepararti al colloquio col tuo consulente e tirare fuori il massimo da quel colloquio. Usala per farti spiegare come funziona un’obbligazione o che cos’è il benchmark di un fondo, così poi al colloquio sei già sul pezzo e puoi passare tutto il tempo a parlare di te e dei tuoi investimenti.

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